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ESSERE INDIPENDENTI - Giorgio Ambrosoli trent'anni dopo

EDITORIALE N. 1/2010

di Alarico Mariani Marini

L'indipendenza dell'avvocato è una condizione imprenscindibile perché egli possa svolgere, in modo coerente alla funzione, i compiti che gli ordinamenti costituzionale e comunitario gli assegnano.
Sono i compiti indicati nel preambolo del Codice di deontologia degli avvocati europei del 1988 e in quello del Codice deontologico forense italiano, richiamati nelle raccomandazioni del Consiglio d'Europa e del Parlamento Europeo, e sanciti dai principi delle NN.UU. sul ruolo degli avvocati.
E' infatti evidente che "la salvaguardia dei diritti dell'Uomo nei confronti dello Stato e degli altri poteri", come recita il Codice di deontologia del CCBE ed ora anche l'art. 7 del Codice deontologico forense, può essere realizzata dall'avvocato soltanto a condizione che rispetto a tali poteri egli difenda la sua piena indipendenza.
In astratto nessuno mette in dubbio che debba essere così, in concreto non sempre è così, ed oggi l'immagine che l'avvocatura proietta nell'opinione pubblica attraverso le cronache quotidiane trasmette il messaggio che così non è.

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